Tra gli anni 1950 e gli anni 1970 l’economia crebbe sensibilmente e la povertà declinò (meno del 7% nel 1975), e nel quadro di instabilità che si andava delineando, vi fu il ritorno alla presidenza nel 1973 di Juan Domingo Perón che tuttavia ebbe termine dopo un solo anno con la sua morte. La moglie Isabelita, sua vice presidente, gli successe alla carica ma i due anni che seguirono furono pervasi da un quadro sociale sempre più improntato al conflitto. Il quadro di grande instabilità favorì dapprima l’ingresso dei militari nel governo e successivamente, la presidente fu deposta il 24 marzo 1976 portando alla presidenza del paese il generale Jorge Rafael Videla. Dal 1976 al 1983 le forze armate detennero il potere per mezzo del cosiddetto Processo di Riorganizzazione Nazionale.
Nel periodo della dittatura 30.000 persone scomparvero creando il fenomeno dei desaparecidos. Problemi economici, la condanna dell’opinione pubblica per degli abusi dei diritti umani ed infine, la sconfitta nella Guerra delle Falkland nel 1982, screditarono il regime militare portandolo alla fine.
Democrazia
La democrazia venne ripristinata nel 1983. Il governo radicale di Raúl Alfonsín si mosse per render conto dei “desaparecidos”, stabilì il controllo civile delle forze armate e consolidò le istituzioni democratiche. I membri delle tre giunte militari vennero processati. Il fallimento nella risoluzione dei problemi economici endemici e l’incapacità nel mantenere la fiducia dell’opinione pubblica portarono all’abbandono anticipato di Alfonsín, sei mesi prima che scadesse il suo mandato.
Il presidente Carlos Menem, nel 1991, impose un tasso di cambio fisso tra Peso e Dollaro per fermare l’iperinflazione e adottò un programma di privatizzazioni. Queste riforme contribuirono a un significativo aumento degli investimenti privati internazionali e con una recessione che toccò l’apice intorno alla fine degli anni novanta. Fu allora che debito estero, disoccupazione e malcontento sociale arrivarono a livelli epocali.
Le amministrazioni di Menem e de la Rúa diminuiscono le esportazioni (dovuta alla forzata parità del peso con il dollaro), dando luogo a massicce importazioni che danneggiarono l’industria nazionale, riducendo l’impiego. Dopo la crisi economica nel novembre del 2001, il mese seguente, il presidente de la Rúa si dimise. Divenne così la nomina ad interim di Eduardo Duhalde come presidente dell’Argentina, da parte dell’assemblea legislativa. Il 2 gennaio 2002 l’Argentina fu costretta ad ammettere l’impossibilità di far fronte agli impegni economici presi con gli altri stati, (default sulle sue obbligazioni internazionali). L’ancoraggio del Peso al Dollaro, e controproducente e venne abbandonato. Tuttavia l’improvviso distacco della moneta argentina dalla parità con quella statunitense la riportò immediatamente ai suoi valori reali, producendo un grosso deprezzamento della valuta e un conseguente altissimo picco di inflazione. La crisi provocò per mesi un quasi totale blocco dell’economia, con un drammatico aumento di disoccupati.
Con un tasso di cambio più competitivo la nazione attuò nuove politiche sulla reindustrializzazione, sostituzione di importazione, maggiori esportazioni e consistenti surplus fiscali e commerciali. Per la fine del 2002 l’economia cominciò a stabilizzarsi.
Nel 2003, Néstor Kirchner venne eletto presidente. Durante la sua presidenza l’Argentina ristrutturò il suo debito in default; ripianò il suo debito con il Fondo Monetario Internazionale, rinegoziò contratti con i fornitori di servizi e nazionalizzò alcune industrie in precedenza privatizzate. Pur essendo molto popolare decise di non ricandidarsi alla presidenza, lasciando spazio alla sua consorte Cristina Fernández de Kirchner
Cristina Elisabet Fernández de Kirchner nata nella città di La Plata, il 19 febbraio 1953 è una politica e avvocato argentino, dal 10 dicembre 2007 Presidente della Nazione. Già senatrice nazionale in rappresentanza della provincia di Buenos Aires, dal 25 maggio 2003 fino al suo insediamento è stata, altresì, la Prima Signora d’Argentina, essendo stata sposata al presidente uscente Néstor Carlos Kirchner deceduto il 27 ottobre 2010.
È stata eletta il 28 ottobre 2007 – con il 45,29% – essendo capo del Fronte per la Vittoria, il partito fondato assieme al marito e sostenuta anche da una coalizione formata da altri partiti e confermata per un secondo mandato alle elezioni presidenziali del 3 novembre 2011 con una netta vittoria. Con grande impegno sulla politica economica e commerciale, la lotta all’inflazione, sviluppa un piano anti-crisi e di politica energetica per affrontare la crisi mondiale, molto impegnata nell’ambito sociale-educativo e nella riduzzione della povertà.

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